By Julian Mejia Viviescas

Abstract

This video interview with Dr. Pietro Bartolo, a member of the European Parliament, is part of an Honors Project titled: “Crossing the Mediterranean Sea: Representation of Migrants/Migration in Contemporary Italian Cinema and Media.” It developed out of a course titled “Black Italy” which was taught by Giulia Po DeLisle in the fall of 2023. Bartolo speaks about his work as the doctor of Lampedusa, a small island 85 miles off the coast of Africa and 133 miles to Italy's mainland in Sicily, that has seen an unprecedented influx of migrants in the past 30 years. After 25 years leading the medical efforts on the island, Bartolo was elected as a member of the European Parliament to advocate for the rights of refugees across the European Union. In this interview, I ask Bartolo about his life, work, and political views. Bartolo explains the challenges and hopes he has for a migration reform that can improve the Dublin regulation, which controls asylum and migration processes. He also discusses the impact that the Mediterranean Sea has had on his personal life, and his motivation to write his books Lacrime di Sale and Le Stelle di Lampedusa where he expresses his grief and support for migrants by telling their stories from his perspective as first responder, and shares his own personal story, emphasizing the importance of narrating intimate moments of his life to show his full commitment to his work.

Thanks to this interview, I have learned more about the urgency of a migration reform that must be done to save the lives of thousands of migrants. Bartolo emphasizes that while it is important to understand how many people are affected by unjust policies, it is crucial to represent refugees as people with their own dreams and perspectives—not as abstract numbers and statistics.

Intervista all’Onorevole Dottor Pietro Bartolo

Transcript

Julian: Onorevole Dottore Bartolo Grazie per essere qui. Grazie per essere qui con noi oggi. E io sono Julian sono studente all'università di Massachusetts qui negli Stati Uniti e sto lavorando adesso sulla sulla mia tesi e su questa questione della migrazione e specificamente sul naufragio tra l'Africa e l'Italia e ho visto il film Fuocoammare dove lei è uno dei protagonisti del film e poi abbiamo fatto un po di ricerca e vogliamo farle anche alcune domande e sul suo lavoro se ci permette.

Pietro Bartolo: Con piacere. Lo faccio con tutti gli studenti, lo faccio tutte le settimane, giro tutta l'Europa, soprattutto l'Italia. Vado a trovare gli studenti per cercare di dare una narrazione che sia diversa da quella che fa qualcuno, speculando sulla pelle della gente, sulla pelle delle persone. Perché stiamo parlando di persone, non di numeri, persone, esseri umani. Ed è superfluo dire anche come noi, perché sono delle persone, punto e basta.

Julian: Grazie.Quindi la prima domanda che le voglio fare: dal 2019 lei è impegnato al Parlamento Europeo ma aveva già fatto politica a partire dagli anni 80, quindi qual è qual la motivazione che l'ha spinta a ritornare più attivamente in politica e in che modo oggi si occupa delle politiche sui migranti?

Pietro Bartolo: Bravo, bravo intanto ti devo dire mi viene da ridere perché in effetti quando io negli anni 80 come dici tu… eh sai, politica, Lampedusa è un piccolo centro, più amministratore che politico, la politica c'entra poco in quel in quei piccoli centri. Allora fra l'altro eravamo 4000 persone tutti parenti, zii, nipoti, cugini, quindi politica ecco si cercava di amministrare per quello che si poteva quindi ero un amministratore non tanto un politico ma certamente con delle idee sicuramente non di destra, ecco, non di destra, tant'è vero che ancora oggi io posso dirti che adesso ho preso la tessera del PD ma in realtà io vengo da un partito che si chiama Demos che viene da Sant'Egidio. Sant'Egidio tu sai che cos'è? È una istituzione che si occupa di immigrazione, che si occupa di corridoi umanitari e quindi insomma non ha una vera connotazione politica. Dopo avere studiato fuori e essermi laureato, scelta che ho fatto perché in qualche modo, non costretto ma è una decisione che abbiamo preso insieme al mio papà di andare a studiare perché prima era imbarcato, andavo a pescare, ero un marinaio, poi ho avuto un naufragio, personalmente, e quindi quello mi ha stravolto la vita, quell'esperienza personale. E quindi anche mio papà ha detto basta, tu devi cambiare vita, devi cambiare e quindi vai a studiare, vai a studiare anche perché per lui, pescatore, da una famiglia di pescatori,

portare un figlio alla laurea era quasi un riscatto, era per lui veramente qualcosa. Noi eravamo sette figli ma su sette ne poteva fare studiare uno solo e quindi poi ha scelto me con l'inganno. La sai la storia, ha scelto me con l'inganno perché ha fatto ha fatto sette fogliettini, le ha messe dentro un barattolo e ha fatto scegliere la più piccola chi doveva andare a studiare, perché non poteva fare studiare tutti, poteva far studiare uno solo. perché papà faceva il pescatore, era una famiglia povera e andare a studiare fuori significava impegnare un buon 50% di quello che si guadagnava per mantenere un figlio fuori quindi uno solo. Ha fatto questi bigliettini, non voleva fare un torto a nessuno, ha fatto questi bigliettini, ha fatto estrarre a mia sorella, la più piccola, poi avevamo quasi tutta la stessa età e quindi sono uscito io, però di fatto poi le mie sorelle hanno scoperto dopo tempo che in quei bigliettini c’era in tutti il mio nome Pietro, Pietro, Pietro, Capito? Quindi ecco era la volontà, ma questo perché pure, perché io ero il solo figlio maschio perché le altre erano tutte donne, allora c'era questa mentalità specialmente nell'isola che le donne insomma dovevano stare a casa dovevano stare ad accudire la famiglia quindi il maschio il maschio….

Pietro Bartolo: E quindi è stato anche questo, ma dico, ripeto, dopo essermi laureato in medicina perché per me era importante perché dovevo occuparmi della mia gente dei miei concittadini, perché allora quando sono andato a studiare io, non c'era la sanità, non esisteva la sanità, e quindi si moriva per niente e la gente, per esempio. le donne spesso durante il parto morivano perché non c'era un ginecologo non c'era niente o moriva la donna o moriva il bambino o morivano tutte e due. E questa cosa mi è rimasta impressa perché a volte vedevo dei cortei con queste bare bianche. Allora io chiedevo a mia mamma, mamma, ma quando io ero piccolino, quindi ma cosa è successo? Mah è morta la mamma mentre doveva partorire, è morto il bambino. Questa cosa mi ha colpito così tanto che quando poi ho deciso di studiare medicina dico io mi devo specializzare in ostetricia e Ginecologia devo fare l'ostetrico. Ecco questa è stata la decisione per cui ho scelto medicina e quindi ostetricia e ginecologia. Devo dire che questa specializzazione mi ha aiutato molto, molto, a Lampedusa soprattutto sui migranti. Perché non abbiamo una sala parto ma abbiamo un'esperienza di ostetrico di ginecologo che avevo fatto anche negli ospedali in Sicilia e quindi mi ha aiutato molto perché. La mia scelta poi di andare in Europa.

Pietro Bartolo: La mia scelta dopo trent'anni perché mi sono occupato dei migranti dal 1991 al 2019. Ho cercato di aiutare tutti per quello che potevo. E ho assistito a tutti gli sbarchi. Ho visitato tutte quelle persone che sono arrivate, più di 350.000, 350.000. Le ho visitate, li ho ascoltati, li ho curati, li ho salvati quando era stato necessario, quando ho avuto questa fortuna di salvarli. E poi ho fatto tantissime ispezioni cadaveriche. Purtroppo di quelle che non ce l'hanno fatta, di quelli che non sono state fortunate come me, perché a me dopo 5 ore mi hanno ripescato. Molti di loro invece non ce l'hanno fatta e purtroppo io ho dovuto fare le ispezioni cadaveriche. E mi sono occupato di loro per trent'anni. Poi ho capito che non cambiava nulla non cambiava niente. Trent'anni, sempre le stesse cose: curare, vedere le sofferenze, vedere i bambini morti, vedere. Dico ma cosa posso fare io per cambiare le cose? Cosa posso fare? Ecco, ho fatto quel film Fuocoammare. Quello l'ho voluto io. Quel film fortemente. L'ho voluto io, quel film, per dire. Ma non è, non è giusto quello che raccontano, che raccontano sui migranti, che sono terroristi, che sono delinquenti, che sono prostitute che sono... Eh, che ci vengano a rubare il lavoro, che sono di tutto e di più su queste persone si è detto, perché erano delle persone normali che purtroppo scappavano perché non avevano alternativa.

Pietro Bartolo: E allora ecco che mi sono messo a scrivere libri anche e sono diventato scrittore. Ho scritto libri, Le lacrime di sale, Le stelle di Lampedusa. Dopo di che mi sono messa in giro io, andare nelle scuole, lo faccio ancora ora, tutte le settimane, tutte le settimane. Vado nelle scuole, università a raccontare, per cercare di cambiare la narrazione che è stata fatta. Io dico una narrazione tossica, e poi alla fine perché cose per averne un riscontro elettorale, per i voti per questo non è che per. Ecco si è creato un clima di odio, un clima di rancore dei pregiudizi, sulla base di bugie di: dicendo che portano malattie, non è vero che c'è l'invasione, non è vero che vengono a rubare lavoro, e non è vero che sono prostitute, non è vero. Certo poi quando arrivano qua li costringono a fare le prostitute, ma non sono prostitute. Oppure che, non so, che gli diamo 35€ al giorno, capisci bene tutte queste bugie che vengono raccontate… Poi arrivano loro, sono i salvatori, quelli che ci proteggono da questi nemici e allora ecco che la gente quando va a votare poi vota queste. E allora ho cercato di cambiare tutto questo per quello che ho potuto. Ho scritto libri, raccontando le storie di queste persone, le sofferenze, i viaggi, le torture, tutto quello che avevo visto io.

Pietro Bartolo: Perché ho visto tante cose brutte, Credetemi, in trent'anni. Io dico sempre che nessun uomo deve vedere, perché sono cose atroci che ho visto anche nella foresta in Bielorussia, che ho visto anche nella foresta in Bosnia Erzegovina ai confini con la Croazia, che ho visto anche in Grecia, perché sono andato in giro a vedere, a capire, quello che stava succedendo e ho visto cose veramente brutte sui bambini, sulle donne, sugli uomini, su tutti. Violenze, stupri, maltrattamenti, umiliazioni, respingimenti. Di tutto e di più nei confronti di persone che non hanno nessuna colpa. Ma cosa hanno fatto queste persone? Ma cosa? Perché deve succedere tutto questo? Non c'è l'invasione! Ma dov'è questa invasione? Abbiamo bisogno di queste persone, oltretutto. E io dico che se non lo vogliamo affrontare dal punto di vista umano, che per me è la cosa principale, dal punto di vista egoistico, queste persone ci possono aiutare, abbiamo bisogno di queste persone in Europa in modo particolare. L’Europa è vecchia. Vecchia ormai, ormai non ci sono più giovani. Fra dieci anni, io dico scherzando, sarà un ospizio, un grande ospizio di vecchi. Non ci sono più giovani. Allora perché non approfittare fra virgolette di queste persone che ci possono dare una mano, un aiuto. [00:13:26] Certo ma glielo dobbiamo consentire, gli dobbiamo dare la possibilità di farlo perché, se quando arrivano, a parte respingerle,

Pietro Bartolo: farle morire per mare o nelle rotte nelle varie rotte quando arrivano. Poi ecco non li calcoliamo nemmeno, non gli diamo la possibilità di integrarsi, è ovvio che poi queste persone ecco continuano a soffrire, continuano a essere maltrattati continuano a essere sfruttati e continuano a creare problemi, che poi quei problemi sono l'alibi per quei partiti che dicono: “vedete che cosa fanno questi, ci danno solo fastidio e allora votate noi che vi liberiamo.” Ma in realtà non ci hanno liberato da nessuno, non ci ha liberato Salvini non libererà neanche la Meloni perché non saranno capaci di fare questo, perché il fenomeno migratorio non si può fermare, il fenomeno migratorio si deve governare. Governare e farlo diventare un'opportunità, una ricchezza perché è un'opportunità e una ricchezza, da tutti i punti di vista. Ecco perché dopo trent'anni ho detto, ma cosa posso fare io per cambiare tutto questo? Perché sai quante volte, caro Julian, mi sono chiesto, fra me e me, ma tu, Pietro, fai tutto quello che dovresti fare? Fai quello che è giusto fare? Tu hai una responsabilità, tu sei il medico di Lampedusa. Tu conosci bene la situazione, più degli altri, più di quelli che la pensano diversamente da te, perché loro hanno sentito, hanno raccontato, io l'ho visto. E quindi una grande responsabilità. Ecco perché la mia responsabilità mi ha fatto pensare anche di andare in Parlamento europeo, di fare questa scelta di entrare in politica, perché credo che è la politica che deve dare le risposte, c'è poco da fare, perché con i film che hai visto tu Fuocoammare, che ti fa commuovere ti fa piangere anche a tratti i libri ancora di più, credimi.

Pietro Bartolo: e ho scritto un libro Lacrime di sale che è devastante e anche Le stelle di Lampedusa, da cui è stato tratto un altro film con Castellitto, però poi alla fine non cambia nulla. Non è cambiato niente. Siamo ancora qua, dopo trent'anni a parlare di emergenza sbarchi di morti. Continuiamo a contare i morti. E allora dico io devo andare in politica, in Europa, perché è là che si devono dare le risposte, la politica. Però purtroppo io sono quattro anni che lavoro per questo, perché ho voluto il dossier che riguarda asilo e immigrazione perché sono venuto qua per questo non per altro. Ecco però dopo quattro anni di lavoro anche se in Parlamento abbiamo raggiunto dei risultati abbastanza buoni devo dire, purtroppo il Consiglio la pensa tutta completamente diversamente da come la penso io. E poi fra l'altro ultimamente questa maggioranza Ursula, come veniva chiamata, con il PPE, purtroppo si è un po’ scardinata, anche il PPE, ma non solo. Altri paesi si sono volti verso la destra, questa deriva verso destra, e quindi puoi immaginare, ma anche paesi dove c'è un governo socialista, vedi l'Albania,

Pietro Bartolo: un paese socialista, ma ha fatto accordi con l'estrema destra in Cecoslovacchia, un altro paese socialista, che però è contro la migrazione, contro le LGBTQ. e contro quei valori che sono invece alla base del nostro mondo, della mia famiglia, che non ci appartiene. Per cui non solo paesi di destra o i gruppi di destra europee ma anche purtroppo quelle che fanno parte della famiglia sociale democratica, per esempio i paesi del nord, adesso sono pure loro contro la migrazione e quindi, insomma, il vento non soffia bene ora in Europa. Poi ci sono le elezioni europee, 2024 quindi ancora, diciamo, di più tutti temono, hanno paura che parlare di migrazione o essere dalla parte della migrazione significa perdere voti. E io vi posso dire che non è così, non è così, non è così perché bisogna parlare di questo, bisogna parlare di migrazione, di questo fenomeno, bisogna farlo diventare o fargli capire che è un fenomeno positivo, anche perché voi sapete bene che in Europa ci sono i governi che sono contro la migrazione, gli imprenditori e il popolo sono a favore della migrazione, soprattutto gli imprenditori che non hanno più manodopera, che non hanno più come sopravvivere. E allora ecco capisci bene che succede quello che sta succedendo. Io dico sempre che il fenomeno migratorio, che è un fenomeno non è un problema,

Pietro Bartolo: l'hanno fatto diventare un problema. Il fenomeno migratorio non lo puoi fermare. Perché è sempre esistito. È un fatto positivo, da tutti i punti di vista: demografico, culturale, economico, sociale, medico scientifico. Anche adesso parlo da medico. Mettere insieme più DNA, più bagaglio ereditario, significa fare diventare più resistente, più forte, più geniale. Oltretutto noi, e in modo particolare io parlo dei paesi del Mediterraneo, ma tutti noi europei, siamo il frutto di questa commistione di DNA. Perché nei secoli, nei millenni, i popoli del Mediterraneo, turchi, arabi, egiziani, cartaginesi, spagnoli si sono incontrati, si sono scambiati culture, DNA, si sono scambiati tutto. E questa nostra società è il frutto di questa commistione e adesso c'è qualcuno che ha paura della sostituzione etnica. Ma di quale sostituzione etnica parlano? Io non ne conosco qua ancora di gente di razza ariana, né tanto meno Lollobrigida, che lui parla di sostituzione etnica, non è di razza ariana, è biondo sì, ma non è di razza ariana. Anche perché, caro Julian, adesso ti parlo da medico. Dal punto di vista scientifico le razze non esistono, esistono le etnie, le razze non esistono, sono nella mente di questi depravati. Capito? Quindi, bisogna affrontare, ecco perché sono venuto qua, sto lavorando e ho lavorato. Io spero che, entro questa legislatura, malgrado ci siano delle difficoltà grandi difficoltà, ci siamo incontrati nel giro di un mese sette otto volte, a fare i famosi triloghi tra il Consiglio e il Parlamento e noi abbiamo come dire adottato un compromesso, devo dire non quello che volevo io, io volevo 100%, però un buon 80% l'abbiamo ottenuto, anche se con i voti contrari dei conservatori.

Pietro Bartolo: di cui fa parte anche la Lega. Però, vivaddio, siamo riusciti ad avere un compromesso accettabile soprattutto per quelle persone che vengono dai naufragi, quelle che vengono dalla ricerca e soccorso in mare. E l’ampliamento della famiglia. Abbiamo considerato la famiglia, il significato di famiglia, siamo riusciti a mettere anche fratelli e l'interesse diciamo dei minori non accompagnati. Tante cose buone ci sono. Purtroppo devo dire che dalla parte del Consiglio siamo ancora distanti, stiamo dialogando, ci stiamo confrontando, io spero che entro questa legislatura si possa arrivare. Tutti abbiamo interesse a dare una risposta, ma una risposta che deve essere migliorativa rispetto al quadro attuale, rispetto al Regolamento di Dublino, deve essere migliorativo, se no non abbiamo fatto nulla. Purtroppo ci sono anche delle proposte che sono, come dire, immorali, che sono state fatte ultimamente dalla Commissione, per esempio, non so se l'avete sentito, la strumentalizzazione della migrazione. e questo è qualcosa di inaccettabile, tant'è che noi ci siamo opposti e quindi abbiamo l'idea di rigettare in toto questa proposta. Purtroppo il Consiglio sta facendo di tutto per farla entrare all'interno del dossier che riguarda crisi.

Pietro Bartolo: Perché sono cinque i dossier e quello che ho io, RAM, dovrebbe sostituire Dublino. Per cui insomma, adesso stiamo cercando di trovare anche là un compromesso, anche se è qualcosa proprio di inaccettabile, pensare di reagire al momento in cui… perché esiste la strumentalizzazione, in effetti esiste, per esempio quello che è successo con la Bielorussia, con queste povere persone afgane che arrivavano, che venivano portate ingannandole in Europa. La reazione non deve essere quella che abbiamo avuto noi, come si è comportata la Polonia nei confronti di queste persone, mettendo il muro e il filo spinato, e buttarli dall'altra parte. Questa è la cosa più sbagliata, la reazione più sbagliata. Perché se noi volevamo smontare quell'arma che loro hanno messo in campo della strumentalizzazione, dovevamo dire, oltretutto si trattava di cinque 6000 persone, dovevamo dire prego accomodatevi non c'è problema, gli avremmo smontato quell'arma. Invece con la reazione che abbiamo avuto noi, che è quella che vuole fare l'Europa adesso con la strumentalizzazione. vuole bloccare tutto questo e derogare a quelle che sono le norme, gli accordi internazionali, la Convenzione di Ginevra, sul diritto di asilo e migrazione, e quindi creando muri e bloccando queste persone e questo non è possibile. In questo modo avvalori la loro tesi che si tratta di un'arma ibrida e quindi gli dai ancora più forza e quindi la utilizzeranno non solo in Bielorussia ma la utilizzeranno dappertutto e quindi questo non è accettabile.

Pietro Bartolo: Quindi stiamo sbagliando tutto. Ora io penso, spero, che si possa trovare anche un compromesso, un accordo da questo punto di vista, e anche se arriveremo al 50%, perché io volevo arrivare all'80% ma anche al 50% , è importante che sia migliorativa di quella che è la situazione attuale. Io posso dire in qualche modo di avere fatto il mio dovere. Non tutto forse, non tutto, in parte, perché come dico spesso, quando tutto questo verrà scritto nei libri di storia – perché verrà scritto nei libri di storia quello che è successo nel Mediterraneo, tutti quei morti, più di 50.000 morti, in quel mio mare, dove io ho vissuto, mi ha dato tutto quel mare a me. La mia famiglia, io vengo da Lampedusa, sono un lampedusano – quando tutto questo verrà scritto nei libri di storia e i miei nipoti, che vedo raramente perché invece di andare a casa vado a parlare nelle scuole tutti i famosi weekend, mi diranno "Nonno, ma tu cosa hai fatto? Perché tu eri il medico di Lampedusa, tu avevi una responsabilità più degli altri, tu eri un europarlamentare. Sei andato là per risolvere quei problemi." Cosa gli devo dire io ai miei nipoti? Cosa? Che sono diventato un attore, che sono diventato uno scrittore, un europarlamentare o che non sono stato capace di risolvere i problemi? Ecco perché dico se riesco anche il 50% a risolverlo potrò dire ai miei nipoti io ho fatto quello che ho potuto, ho fatto il mio dovere.

Pietro Bartolo: Capito? Ecco, però, tutti dovremmo fare qualcosa, caro Julian. Tutti abbiamo una responsabilità. Tutti, nessuno escluso. Tu, io forse più di tutti. Tutti abbiamo responsabilità e non possiamo permettere questo genocidio. Perché si tratta di un genocidio, [00:25:48] perché si tratta di un olocausto, un nuovo olocausto, certamente non nei numeri, ma se continua così, se non cambiamo paradigma, arriveremo anche nei numeri negli anni. Perché io dico che sono morti più di 50.000, abbiamo pure le morti nell'Atlantico, abbiamo le morti nella rotta balcanica, nella rotta della Bielorussia, in altre rotte, se continua così anche nei numeri arriveremo, e questo non è giusto, nel deserto quanti ne muoiono nel deserto, non ne parla nessuno. Quelli che muoiono nel Mediterraneo, che sono già tanti, sono la punta di un iceberg. E allora noi non possiamo, non possiamo permettere tutto questo, non dobbiamo permettere tutto questo, dobbiamo batterci con tutte le nostre forze. Io lo farò, io lo farò. Sono trent'anni che lo faccio, non mi stancherò mai di farlo. Io spero che tutto questo finisca domani, anzi oggi, anzi ieri. In modo tale da potere, come dire, dare anche soddisfazione ai padri fondatori di questa realtà dove sono io oggi qua vedete sono nel Parlamento Europeo.

Pietro Bartolo: I padri fondatori si sono basati su quei valori che sono il rispetto dei diritti umani, lo stato di diritto, la solidarietà, la condivisione delle responsabilità, l'articolo 80 dei trattati lo dice. Ecco, questi, che sono i valori che danno un senso alla nostra vita e sono i valori su cui si deve basare questa realtà che si trova in Unione Europea ché, malgrado i suoi difetti, mai avremmo potuto concepire settant'anni, ottant'anni di pace, quando mai avevamo avuto tutto questo benessere? E adesso però rinneghiamo questi valori: la responsabilità, la solidarietà, l'accoglienza. Ecco noi siamo tutti dei migranti, tutti siamo migranti. Io credo che non esiste al mondo una persona che non è migrante, perché lo stesso Biden e sua moglie, oppure lo stesso Trump e sua moglie, da dove viene sua moglie e lui, non viene da qua, dall'Europa, da dove proviene? Siamo tutti migranti. La migrazione è un fatto naturale, è un fatto fisiologico. Tutti abbiamo il diritto di vivere una vita dignitosa e quindi abbiamo il diritto della mobilità di spostarci. Tanto più se si è costrette a farlo. Ebbene, quelle che oggi stanno venendo dall'Africa, che vengono dall'Afghanistan, che vengono dalla Siria, dalla Palestina oggi, sono persone che non hanno alternativa e sono costrette ad affrontare viaggi interminabili.

Pietro Bartolo: Io ho sentito delle storie e ho visto con i miei occhi quello che queste persone devono subire, le donne, in modo particolare, e i bambini. Ma come possiamo noi, come possiamo noi ammettere e permettere tutto questo? Non è possibile, non è possibile. Solo una mente malata può pensare una cosa del genere, perché siamo esseri umani e bisogna esseri umani per essere umani. Scusate eh? Umanità. Quello che sta mancando. Il Papa tutti i giorni dice le stesse cose a proposito della guerra in Palestina, nella Striscia di Gaza, dove ci sono due realtà, Netanyahu e Hamas, sono cose ignobili, tutte e due, e chi soffre è il popolo israeliano e il popolo palestinese, che non ha nulla a che vedere con questi personaggi. Il Papa ha detto che la guerra è come dico sempre io. Io ho votato sempre per il cessate il fuoco. Anche qua, ho votato sempre diversamente da come la pensano anche i miei colleghi. Il Papa ha detto oggi una cosa che mi ha colpito particolarmente. Lo sapevo, ma lui ha il coraggio di dirle queste cose. Ha detto "la guerra. Non ci sono vincitori. Si perde. Tutti perdono tranne uno. Chi vince? I venditori di arma, quelli vincono, quelli vincono." Noi non dobbiamo consentire assolutamente che ci siano questi vincitori. Anche perché queste vittorie sono sulla pelle della gente, sulla vita dei bambini, sulla vita delle persone. Ecco, ora forse ho parlato troppo.

Julian: No, grazie. Grazie infatti per questa bellissima risposta. Allora, per lei, anche come un uomo cresciuto sull'isola di Lampedusa, cosa rappresenta lo spazio del mare?

Pietro Bartolo: Lo spazio del mare. Ma il mare per me è tutto. Il mare, il mare per me… Pensa che se io sono diventato medico è grazie al mare. Se io sono diventato europarlamentare è grazie al mare, per me è tutto. Mi ha dato tutto: alla mia famiglia di pescatori, anche a mia mamma, anche ai miei nonni, ai miei avi, tutti i pescatori. Per cui il mare per me, per me è la vita. Per me il mare non può diventare un cimitero. Il mare è vita, è sostentamento, è aiuto. E quindi pensare che oggi quel mare è diventato un cimitero mi fa tanto male. Quel mare che io amo, il mare che per me è tutto, quel mare deve tornare a essere un mare di vita, deve essere un mare di sostentamento, ma deve essere anche un ponte, non un muro, non un muro. Perché oggi quel mare è un muro, rappresenta un muro, un muro voluto dall'Europa, un muro voluto dall'Italia, un muro voluto anche dalla Libia. E questo non è assolutamente accettabile. Quel mare deve diventare un ponte che unisce popoli come lo è stato da sempre, quel mare e, come ho detto prima, è stato solcato da tutti i popoli del Mediterraneo che si sono scambiati, qualche volta anche scontrati, attenzione. Però, devo dire che hanno messo insieme tante cose, e quindi commercio, culture, tradizioni. È questa la realtà, quindi quel mare deve tornare a essere un ponte a unire quel continente straordinario, il continente più ricco del mondo, dove ci sta la gente più povera del mondo.

Pietro Bartolo: Ci dobbiamo fare una domanda. Perché? Quel perché siamo noi, caro Julian. Noi abbiamo scambiato quel continente come un ipermercato dove prendere tutto gratis. Li abbiamo colonizzati, schiavizzati, derubati, depredati. Gli abbiamo tolto anche la dignità a quelle persone. E oggi che vengono qua perché costretti, noi diciamo no, ti faccio trovare un muro, ti respingo, ti porto, ti faccio morire nel Mediterraneo. Sai cosa ti dico, Julian? E poi penso di averti dato tutte le risposte. Tutto il lavoro che abbiamo fatto qua, anch'io, sul patto sulla migrazione, sui dossier crisi e tutto quello che vuoi, apri le orecchie, Julian, è tutto sbagliato. Tutto sbagliato. Lo sai perché? Perché noi diamo per scontato che queste persone devono arrivare in questo modo. Queste persone devono arrivare attraverso i canali regolari con i documenti, con i corridoi umanitari. Nel mare non ci devono mettere neanche un piede. È solo così che possiamo sconfiggere i trafficanti di esseri umani, possiamo sconfiggere le morti nelle rotte migratorie e possiamo dare una speranza e un futuro a queste persone. Nella grande democrazia, la più grande democrazia del mondo che si chiama Unione Europea, che purtroppo ha dei difetti che dobbiamo correggere.

Julian: Certo.

Julian: Allora lei ci ha parlato un po’ sui suoi libri, Lacrime di sale e Le stelle di Lampedusa. Cos'è che l'ha spinta a scrivere questi libri?

Pietro Bartolo: Guarda, io non avevo scritto mai nulla. Ma avevo fatto la mia tesi di laurea, quella di specializzazione. Avevo fatto anche qualche lavoro durante questi studi, ma non pensavo di diventare uno scrittore. Avevo fatto tante ricette come medico. Sì, di quelle ne avevo scritte milioni, di ricette, perché facevo il medico. Ma non di scrivere libri. Ecco, io ho pensato di scrivere perché per me è diventato un modo come raccontare. Mi sono aggrappato al mondo della cultura, prima al cinema, poi ai libri, perché volevo trasmettere attraverso questi mezzi, attraverso la cultura, tutto quello che io avevo visto e avevo toccato con mano. E dove racconto nomi, cognomi, perché queste persone hanno un nome, un cognome, non sono numeri, Amuda, Mustafà, Anwar, Oma. Sono delle persone con un nome qualunque, anzi spesso ne hanno molti più di noi, nomi e cognomi, hanno tre, quattro nomi. Ne hanno più di noi. Non sono numeri. Sono delle persone con i loro sentimenti, con i loro, le loro sofferenze, i loro viaggi. Ho raccontato i loro viaggi, i loro sogni. Perché no? Qualcuno mi dice, “ma perché i neri”, quando si parla di neri, “perché hanno dei sogni?” E perché non devono averli i sogni? Perché solo noi possiamo averli quei sogni? Ecco che allora ho voluto scrivere tutto questo. E sai, non so se tu hai letto il libro Lacrime di sale.

Julian: No, no, non ancora.

Pietro Bartolo: Non ancora. È stato tradotto in tutte le lingue del mondo, tutte le lingue europee. È stato tradotto anche in giapponese, anche in cinese, in arabo, è stato tradotto in tutte le lingue del mondo. E in quel libro ho cercato di concentrare. Potevo fare dieci libri, ma l'ho concentrato tutto per dare una botta, per raccontare anche con crudeltà quello che avevo visto. Però ti dico una cosa. Quel libro io avrei voluto scriverlo molto tempo prima. Molto tempo prima. E quante volte mi sono messo a scrivere dentro l'ambulanza, mentre aspettavo gli sbarchi al molo. Quel molo di notte, al freddo. Mi mettevo a scrivere, scrivevo una pagina, due pagine e poi strappavo tutto. L'ho fatto decine e decine di volte. Perché poi pensavo fra me e me, ma queste persone mi hanno raccontato, hanno avuto fiducia in me, mi hanno raccontato anche le cose più intime delle violenze, degli stupri, le donne che mi hanno raccontato, e io? E io li metto in un libro, li scrivo nel libro, le do in pasto al mondo intero. Mi sembrava come di tradire la loro fiducia, tradire la loro privacy, che si erano rivolti a me perché si erano aperti a me. Perché non è vero che le donne musulmane non parlano. Parlano. Sta a vedere chi è l'interlocutore, eh? E allora? E io avevo questo problema, questo dubbio grande dubbio che poi ho dovuto superare e dove ho cercato la volta e la chiave di volta perché per me era diventato urgente scrivere quel libro, necessario scrivere quel libro, dovevo dire oltre al film quello che stava accadendo perché quel libro è più forte del film sai? Molto più forte.

Pietro Bartolo: E allora ha trovato il modo, ho studiato per come superare quel mio problema. Ho detto, sai che faccio adesso? Ci scrivo tutta la mia storia, la vita di mia figlia, dei miei, della mia famiglia, dei miei figli, dei miei suoceri. Tutto. La mia vita c'è tutta là dentro. Per dire racconto le vostre cose, racconto anche le mie. Lo posso fare. Siamo alla pari. Ecco, per dire, anch'io metto a nudo tutto. I miei figli mi hanno detto, “papà, ma era necessario scrivere queste cose?” Ho detto sì, per me era importante. Ecco, l'ho fatto e non me ne pento. Poi cosa vuoi che ti dica? Ho cercato di fare, ho fatto il clown, sono andato in giro. Ho girato tutta l'Europa. Adesso sono qua, adesso siamo agli sgoccioli della legislatura, il giorno 7, fra qualche giorno, il sei mi opero alla spalla perché ho una spalla rotta, sono caduto e mi sono fatto male, ma il sette abbiamo il trilogo conclusivo. E io spero che il sette, ecco, si possa raggiungere un minimo, ma che sia al di sopra però di quello che è previsto oggi. E forse a questo punto non è più necessaria la mia presenza qua in Parlamento Europeo perché non sono un politico, tornerò a Lampedusa a fare il medico.

Julian: Spero che si senta meglio sulle spalle e che continua a migliorarsi. E sono consapevole del suo tempo e voglio farle un'ultima domanda e prima di salutarci. I migranti sappiamo che attraversano il mare in condizioni disumane. Il mare provoca dei traumi molto forti e per quelli che riescono a salvarsi, secondo lei sono più gravi i traumi fisici o quelli psicologici?

Pietro Bartolo: Guarda, allora ti dico una cosa. Tu mi puoi fare altre 1000 domande. Tutte queste risposte le trovi nel libro Lacrime di sale. Perché parlo proprio di questo anche nel libro, le ferite dell'anima. È un capitolo che riguarda proprio questo. Quelle ferite che vengono provocate da quegli stupri, da quelle violenze inaudite, dalla paura del mare, dai naufragi. Io ho detto sempre che ero molto dispiaciuto perché come medico avevo gli strumenti per curare le ferite fisiche, quelle malattie, ma non avevo gli strumenti per curare le ferite dell'anima. Quelle sono ferite dell'anima che sono difficili da guarire. Molto difficile, perché quelle sono dei traumi che si porteranno per tutta la vita. Per tutta la vita è difficile da guarire e io non avevo gli strumenti per fare tutto quello. E sono cose di cui spesso loro non parlano di questo sono proprio dei mali che spesso non tirano fuori sai molto ti parlano di tutto tranne che di quello. Io sai in questi giorni. È uscito in questi giorni. Un mese fa è uscito un film molto, molto particolare in Italia, oltre al film Fuocoammare, ma è uscito un film che si chiama Io Capitano. L'hai visto?

Julian: L'ho sentito.

Pietro Bartolo: È un film di Garrone, Matteo Garrone, e la prima cosa che ho fatto ho pensato lo devo portare in Parlamento Europeo. L'ho portato in Parlamento Europeo, è venuto lui e sono venuti gli attori, sono venuto anche proprie i protagonisti di quel viaggio terrificante. Lo devi vedere quel film Io capitano. È successo qualcosa in Parlamento che non era mai accaduto prima. Abbiamo fatto gli inviti per vedere quel film che è candidato agli Oscar e abbiamo dovuto chiudere le le iscrizioni perché nel giro di qualche ora ci sono stati più di 1000 iscritti e noi non abbiamo sale per 1000 persone. Quindi ti voglio dire è stato, diciamo, un film che ha scosso le coscienze. Ci ha fatto vedere con una visione diversa il fenomeno migratorio, visto dalla parte di chi viaggia, dalla parte di chi viene dall'altra sponda, e quindi da dei ragazzi che hanno pensato di venire in Europa per un loro sogno. Quello di vivere una vita normale, una vita dignitosa perché per loro il sogno non è diventare ricchi diventare famosi. È quello di sopravvivere quel sogno. Quante volte io gli ho chiesto, ma tu lo sai che forse potevi morire, eh? E sai cosa ti rispondono? “Lo sa, dottore, che è per quel forse, è per il forse che ce l'abbiamo fatta. E adesso siamo qua. Dobbiamo pensare alle nostre famiglie, dobbiamo pensare ai nostri figli.”

Pietro Bartolo: Ecco, queste sono le risposte. Non vogliono niente. Vogliono sopravvivere perché non hanno neanche quella possibilità di sopravvivere, per le guerre, per le persecuzioni, persecuzioni religiose di diverso tipo, perché diversi anche dal punto di vista sessuale, per la fame, per la miseria, per i cambiamenti climatici sono tutte questo. Ma sono tutti fattori che abbiamo determinato noi. Noi, il mondo occidentale, il mondo ricco, il mondo opulento che si è arricchito alle spalle di queste persone. Ecco, noi ancora oggi andiamo a prendere tutto per sfruttare quel continente e allora abbiamo la responsabilità e il dovere quantomeno di restituire un minimo di quello che gli abbiamo tolto. Un minimo io dico un 10%, per 10% rappresenta la salvezza per queste persone. Almeno quello glielo dobbiamo, no? Almeno quello. Li abbiamo sempre sfruttati. Le abbiamo considerate sempre degli esseri inferiori. Le abbiamo considerate sempre delle persone che non sono al nostro livello ma non è vero, ma non è vero, sono donne e uomini bambini. Sai, il 2013 quando c'è stata la strage di Lampedusa sono morte 368 persone. Io ero là come sempre. Ho dovuto fare 368 ispezioni cadaveriche. Cosa che io odio fare. Ho paura. Io sono un ostetrico per la vita, non per la morte. Eppure ho dovuto farle per dare una dignità, dare una identità, dare una degna sepoltura a quelle persone. E fra quelle persone c'erano tanti bambini innocenti. Sono questi i nostri nemici da combattere, da difendere i nostri confini.

Pietro Bartolo: Anche il linguaggio è sporco che viene utilizzato. Dobbiamo difendere i nostri confini. I confini vanno controllati, vanno difesi. Quando un paese è in guerra. Noi non siamo in guerra con nessuno, vivaddio! Ecco, neanche con questi bambini. E se sono questi i nostri nemici e allora vuol dire che non abbiamo capito nulla. Abbiamo perso il senso dell'umanità, abbiamo perso tutto. Non siamo degni di essere chiamati esseri umani. Capito? Quindi queste sono le mie esternazioni. Scusami se ti parlo così, io voglio che tu, ecco, sei giovane, voglio che tu, ecco, anche attraverso il tuo lavoro e il lavoro della professoressa, possono contribuire insieme a quello che faccio. Io faccio la mia parte, una piccola parte, piccola credimi, perché io sono un medico, ho fatto un giuramento, è un mio dovere farlo, e quello che ho fatto, quello che faccio, non è niente più che un mio dovere, da uomo, da volontario, da medico. Tutto quello che vuoi. È giusto farlo. Non farlo è sbagliato. È giusto farlo. Io la vedo in questo modo e non faccio niente, niente atti eroici. Ma quale atto eroico? Qualcuno mi dice “Dottore, lei è un eroe.” Ma che cos'è eroe? Aiutare le persone che stanno male, che hanno bisogno è un atto eroico. Vuol dire che non abbiamo capito niente. Aiutare le persone è un dovere, non un atto eroico.

Pietro Bartolo: Atto eroico è quando qualcuno rischia la vita per salvare un altro, io non ho mai rischiato la vita. Mai. Ho cercato di aiutare queste persone. Non ho mai rischiato la vita, tranne quando c'è stato il mio naufragio. Ma quelli non c'entrano niente, quello è stato un mio errore e per cui capisci bene che tutti dobbiamo fare la nostra parte. Anche tu. Io ho accettato ben volentieri di parlare con te, come lo faccio con tutti. Prima parlavo con altri, sai, è un continuo, lo faccio anche se a volte sono dei sacrifici a raccontare. Poi mi vengono in mente le stesse cose, sto male, poi li sogno però eh, per me è importante anche il vostro lavoro, è importantissimo che insieme si possa fare, come dire, si possa creare un'onda, un'onda mondiale tipo uno tsunami. Tipo questa solidarietà di cui si parla tanto possa diventare una pandemia come come la covid 19, che possa interessare tutto il mondo, e che possa fare riflettere e che si possa fare capire che se manca la solidarietà, la fratellanza… È una parola che spesso nessuno vuole pronunciare, caro mio, perché si vergognano? Sai qual è la parola? Amore, amore, verso gli altri, verso la natura, verso gli animali, verso il diverso, verso. Questa è la cosa più bella che possa esistere. Togli questo, che cosa ci resta? La crudeltà? La malvagità? Dove andiamo a finire? Cosa ci toccherà, nel futuro?

Julian: Ecco. Eh sì, grazie, Grazie ancora per queste bellissime risposte. Sono d'accordo con lei che c'è tanto ancora da lavorare. Giulia non so se hai altre domande, ma secondo me possiamo finire.

Giulia: Io voglio solo ringraziare per questa ora di grande aiuto da parte sua per il progetto che Julian sta facendo. Ascoltarla è sempre una grande fonte di ispirazione, quindi io ho partecipato qui, mah sono contentissima, oggi è un grande regalo per me poter ascoltare le sue parole, la storia della sua vita e del suo impegno, e quindi la ringrazio davvero tantissimo.

Biographical Statement - Julian Mejia Viviescas

I am an English major in my senior year at the University of Massachusetts Lowell. I have a concentration in journalism and professional writing, as well as minors in Italian and digital media. As part of my Honors Project, I am interested in learning more about African migration to Italy, building on my last research project on the relationship between domestic work and gender and migration in Italy. In my project I interview Dr. Pietro Bartolo (a doctor and member of the European Parliament), film director Dagmawi Yimer, and Simone Brioni (a professor at Stony Brook University) in order to explore some of the intersections between political debates in Europe and the representation of migrants in film and other media. After graduation, I hope to pursue a master’s degree in Italy.